Today is my day. Idee di mondi possibili
a cura di Petra Březačkova e Federica Faraone
Perché è più facile chiudere porte e cancelli in un mondo di ghetti recintati, gli occhi velati non vedono e se non vedono non possono scorgere le vergogne altrui.
Il progetto di mostra Today is my day – idee di mondi possibili, vuole rendere accessibili alcuni di questi ghetti, scheletri nell’armadio di una società fatta di pieni e vuoti che non si colmano a vicenda.
La mostra fa bagliore su due temi distinti ma legati da un comune filone critico. Virginia Lopez racconta, attraverso la sua poetica artistica fatta di luci soffuse, un viaggio emotivo e d’indagine simile a un lavoro di reportage. E’ stato questo il punto di partenza, occhi meccanici hanno immortalato la realtà di quello che era il campo nomade di Quaracchi a Firenze, un mondo fatto di fango e carne, uomini che nascosti dalle lamiere vivevano ai margini di una società fatta di belle macchine e soldi che aprono porte di legno massello, uomini che ora vagano nuovamente per il pianeta. Virginia Lopez ha poi raccolto idee, scatti e impressioni, chiusa nel suo laboratorio ha prodotto e modificato, colato cera su volti segnati dal tempo come a celare il segreto di una sofferta emarginazione; ha fatto rivivere suggestioni silenziose attraverso luci e tessuti rendendo visibile il passaggio, l’insediamento umano, tracce che per quanto censurate dai più, rimangono come profondi solchi negli occhi di chi indaga.
Per una forte incapacità, per la presenza di troppi interessi economici e per un’omertà spontanea restiamo vergognosamente ignari di quel che accade in questi coni d’ombra, nelle realtà dove manca l’integrazione fra culture ma anche dove l’Italia lotta contro se stessa. Daniel V. Kevorkian e Mirta Paglini riformulano il concetto di rudere, muovendosi come esploratori in insediamenti fantasma, con i loro scatti documentano alcuni aspetti di una Sicilia lasciata al proliferare del randagismo. Inoltrandosi in un campo di battaglia sociale di cui restano solo macerie, ci parlano della regione delle miniere dove le rovine di un’economia ormai sepolta dalla polvere, raccontano silenti di minatori discriminati per secoli. Veri e propri paesi abbandonati, terre feconde e fertili lasciate a loro stesse. Là dove invece di rivalutare e far risorgere si preferisce consegnare al logorio del tempo. E ancora il monito delle vestigia del passato rimbomba in un tranquillo paesino Umbro, sulle sponde del lago Trasimeno, sede di una scuola di volo per piloti militari d’idrovolanti. I due artisti ci fanno camminare in questo mondo antico e moderno insieme, insegnandoci le pause, la necessità del fermarsi per fare silenzio, per non corrompere il suono di spazi deserti nel tempio del tempo. E’ una vera e propria esplorazione attraverso questa Italia, paese di ruderi e vedutisti romantici.
Ecco allora i pieni e i vuoti, identità violate e luoghi spettrali che ci parlano di occasioni perdute, come se mancassero i collegamenti o forse la volontà di crearne.
Uomini si aggirano per il pianeta alla disperata ricerca di una “casa”, gli interessi interrompono e rendono impossibile nuove realtà e luoghi pronti ad accogliere restano in disuso, ad avvelenare l’aria.
E’ questa la vera vergogna, che per assenza di pudore non si abbia vergogna di nulla.






















